☆*:.一日増しに.:*☆

[dal diario]

Giovedì 19 Ottobre 2017

Ore 13:10

Sono passati 6 mesi dall’ultima volta che ho scritto. Uno spererebbe sempre di poter raccontare cose positive, invece qua è costantemente la fiera della disperazione. Ho ancora la valigia in mezzo alla stanza; perlomeno l’ho svuotata ieri appena rientrata (ma del resto faccio così ogni volta: neanche il tempo di mettere piede in casa che rimetto tutto in ordine. Mi farebbe stare ancora più male sistemare le cose con calma, magari il giorno dopo). Non ho nemmeno aperto le finestre in camera, sto praticamente scrivendo in penombra. Mi sono alzata poco meno di 1h fa, soltanto perché era pronto il pranzo e qui sono obbligata a mangiare e rispettare orari. Sarei rimasta volentieri a letto, altrimenti. È probabile ci torni nel pomeriggio. Sto fisicamente e mentalmente male. Devo smettere di piangere ma non è un’azione che riesco a controllare. Ho gli occhi così gonfi che fatico a tenerli aperti. (…) È da ieri mentre aspettavo il treno che ho mal di stomaco, mi sembra di sentire le budella rimescolarsi. È come se dovessi vomitare non so bene cosa (adesso probabilmente il pranzo). Inutile dire che tutti i disturbi fisici che si erano attenuati/annullati mentre ero via, si sono ripresentati nel momento esatto in cui sono entrata in casa. Non ho la forza, è quello il problema. Non mi si può dire “tieni duro”, “datti da fare”, “distraiti” ecc. Voi ci riuscite? Complimenti. Non so che cazzo farmene delle vostre frasi. Non so che cazzo farmene della consapevolezza che almeno il 60% del malessere che provo deriva dall’ambiente e dalle persone tossiche con le quali sono costretta a vivere. Muovi il culo e fai qualcosa per cambiare la situazione. Quante volte me lo ripeto. Eppure non agisco. Quindi che cazzo sto qua a sprecare inchiostro, lamentandomi della mia condizione, sperando di essere già morta. Ma mi è stato detto di scrivere e allora scrivo anche se non mi serve ad un cazzo. Vorrei già avere la strada segnata come la maggior parte delle persone. Non sapete quanto vi detesto quando mi dite che state studiando per il prossimo esame. O che state scrivendo la tesi. O che a breve vi laureerete. Dev’essere appagante avere un percorso da seguire. Certamente più appagante del non avere la benché minima idea del posto o del ruolo che si può/vuole ricoprire nel mondo. Ma di nuovo, la colpa è mia; avrei dovuto prendere altre decisioni, “darmi una mossa” quando era il momento. Troppo facile lamentarsi adesso. Qui fa tutto schifo. Ieri mi è stato detto di aggrapparmi alle cose positive che ho qua. Beh volete sapere una cosa? Non ce ne sono. Forse si salva solo C. ma non ci vediamo quasi mai come persone normali quindi posso anche affermare che in questo posto non ho assolutamente nulla capace di farmi stare meglio. Cazzo. È come se fossi un delinquente chiuso in carcere. È come se mi avessero condannato all’ergastolo. Non ce la faccio più a trattenermi ma se prendo in mano la lametta come faccio ad essere sicura di non farla finita? Se solo potessi lasciarmi morire sarebbe tutto più facile. Vorrei veramente essere in grado di trasformare in parole il senso di disperazione ed impotenza che mi attanagliano perché è straziante non riuscirci. Ma non esistono espressioni adatte a dare una forma a questo tipo di sofferenza. Tutto quello che riesco a pensare è “basta, basta, basta, fatelo smettere, non voglio sentire più niente”. È un cristo di mantra ormai. Chi ha detto che valga la pena soffrire in questa maniera per stare bene poi? Quanto bene? Chi ha detto che quei sporadici momenti di normalità valgano il dolore atroce che provo il resto del tempo? Chi/cosa mi da la certezza che tra non si sa quanto, le cose gireranno per il verso giusto? È una cazzo di incognita a cui nessuno può rispondere. È un perenne 50/50. È come lanciare una monetina. E io sono sempre meno convinta di voler stare a vedere come andrebbe a finire sul lungo periodo. E mi date il voltastomaco quando tentate di convincermi che ad un certo punto la situazione prenderà sicuramente una piega positiva anche per me.

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☆*:.一日増しに.:*☆

It’s the only way I can escape It seems a heavy choice to make

Giovedì notte mi sono addormentata piangendo, sfinita dai singhiozzi che ho dovuto soffocare premendo il viso contro il cuscino. Le mani aggrappate al lenzuolo, strette fino a sentire male, come se fossi potuta scivolare ancora più giù nel buio, mollando la presa. Ho dovuto mordere il cuscino per impedirmi di emettere suoni e lacerare il silenzio con i miei lamenti pietosi. Dover piangere in silenzio, piangere in quella maniera, in silenzio, quando l’unica cosa che volevo era urlare, gridare, strillare non so nemmeno cosa, nel vano tentativo di far uscire questa bestia. Sto piangendo di nuovo ora -stavolta solo lacrime lente che mi tracciano i contorni del viso- a ripensare a quel tipo di dolore. Quanta sofferenza è in grado di contenere un corpo. Quanta sofferenza è in grado di contenere prima che si laceri irrimediabilmente.

Looking up from underneath
Fractured moonlight on the sea
Reflections still look the same to me
As before I went under
And it’s peaceful in the deep
‘Cause either way you cannot breathe
No need to pray, no need to speak
Now I am under
Oh, and it’s breaking over me
A thousand miles out to the sea bed
Found the place to rest my head
(Never let me go, never let me go
Never let me go, never let me go)
And the arms of the ocean are carrying me
And all this devotion was rushing over me
And the questions I have for a sinner like me
But the arms of the ocean deliver me
Though the pressure’s hard to take
It’s the only way I can escape
It seems a heavy choice to make
But now I am under, oh
And it’s breaking over me
A thousand miles down to the sea bed
I found the place to rest my head
(Never let me go, never let me go
Never let me go, never let me go)
And the arms of the ocean are carrying me
(So cold and so sweet)
And all this devotion was rushing out of me
And the questions I have for a sinner like me
But the arms of the ocean deliver me
And it’s over and I’m going under
But I’m not giving up
I’m just giving in
Oh, slipping underneath
So cold and so sweet
In the arms of the ocean, so sweet and so cold
And all this devotion, well, I never knew at all
And the questions I have for a sinner released
In the arms of the ocean deliver me
(Never let me go, never let me go
Never let me go, never let me go)
Deliver me
(Never let me go, never let me go
Never let me go, never let me go)
Never let me go, never let me go)
Deliver me
(Never let me go, never let me go)
Never let me go, never let me go)
Deliver me
Never let me go, never let me go
And it’s over
I’m going under
But I’m not giving up
I’m just giving in
Ah, slipping underneath
Wooh, so cold, but so sweet

☆*:.一日増しに.:*☆

A drop in the ocean, a crack in the sky. It’s setting the notion, we’re all gonna die.

Succede che a tratti riesca a respirare e nello stesso momento senta un’incongruenza; quanto si deve star male per non riuscire più a trovare normali, degli attimi di vita normale?
Ho concluso la visione delle lezioni di filosofia del professor Kagan e ammetto mi manchi passare i miei 45min giornalieri a sentirlo parlare. Stavo addirittura per piangere al termine del corso -che problemi ho-. Sinceramente ho soltanto immagazzinato informazioni e non le ho ancora elaborate a modo mio ma sento che una parte di me si sia lasciata convincere su certi argomenti ma non capisco se è una conseguenza del mio stato mentale. Tralasciando cose come la fede religiosa ecc, forse è più facile per una persona con una vita perlopiù decente auspicare che esista qualcosa, dopo. Così come forse è più immediato per una persona che non sta per niente bene augurarsi che il dopo sia l’assenza di tutto. Ho iniziato ad augurarmi che sia sul serio così. Per non temere il dopo. Se la morte è non esistenza, non c’è da preoccuparsi del non esistere perché.. appunto non si esiste. Al momento, pensare che qualcosa possa sopravvivere alla morte fisica, non mi trasmette più quel senso di tranquillità che poteva darmi molti anni fa. Ora l’idea mi crea repulsione. Come mi crea repulsione la vita in generale.
Ogni notte stesa a letto mi vedo a recidermi i polsi. È l’unica sensazione che mi da pace ma dura troppo poco perché è solo immaginazione; il dopo non arriva ad inghiottirmi. Allora cerco di pensare ad altro, a chi mi alleggerisce la giornata senza nemmeno saperlo e insceno nella testa cose stupide che non c’entrano niente con la mia vita e prego di addormentarmi il più velocemente possibile perché di notte non ci sono rumori a distrarmi dal lavorio incessante dei miei pensieri.
Siamo qui e siamo obbligati a vivere.
Posso dire che non me ne frega niente?
Non me ne frega proprio niente.

☆*:.一日増しに.:*☆

So death, the most terrifying of ills, is nothing to us, since so long as we exist, death is not with us; but when death comes, then we do not exist. It does not then concern either the living or the dead, since for the former it is not, and the latter are no more.

– Epicuro

☆*:.一日増しに.:*☆

Piccole osservazioni

Disclaimer: questo post non ha l’intento di offendere. Quelle che ho riportato sono solo considerazioni personali -che spero non sfocino in giudizi visto che giudicare non spetta a me- e sono il risultato della mia limitata e per ora breve esperienza su Twitter.

Premessa: seguo il KPOP da 8 anni ormai e non avendo più contatti “nella vita reale” con persone che lo seguono, ho voluto provare ad interagire con altri fans attraverso Twitter (soprattutto quelli italiani visto che frequentando un forum, ne conosco già da tempo di stranieri). Faccio parte di un fandom non giovanissimo in realtà (è nato nel 2013), è che il gruppo che seguo ha avuto un boom nell’ultimo anno e i fans sono aumentati in modo esponenziale. E l’età anagrafica media dei suddetti sembra essere 16 anni. Nessun problema in tutto ciò. Forse solo la modalità di fangirleggiamento che si differenzia in qualche modo tra i più giovani e i più navigati.

Ad ogni modo, seguendo e avendo a che fare con parecchi teenagers mi sono saltati agli occhi certi comportamenti e modi di fare. In primo luogo mi sembra di percepire che molti (userò il maschile ma si parla quasi interamente di soggetti femminili) cerchino -non so se in maniera conscia o meno- di ricavare giudizi su sé stessi dagli altri. C’è una sorta di frenesia nel ricercare consenso e approvazione. Nello spaccato di Twitter di cui faccio parte girano molto cose come “Quota e ti dico le prime 5 cose che mi vengono in mente quando vedo il tuo account” oppure “Rt e do un voto al tuo profilo”. Quasi tutti ci basiamo sul riflesso di noi che ci rimandano le persone con cui abbiamo a che fare. Penso che durante l’adolescenza questo atteggiamento sia molto più presente e intenso; non so però dire se è venuto ad aumentare attraverso l’uso dei social o comunque come conseguenza dei vari cambiamenti sociali degli ultimi anni. Mi piacerebbe capire se questo genere di cose sono più bighellonate da adolescenti o sono intrise di un significato più profondo.
Un’altra cosa che ho notato è che la stragrande maggioranza ha o ha recentemente aperto un account su CC (curious cat, una piattaforma che ti permette di fare domande e/o lasciare commenti in anonimo e non, sul profilo della persona). Vi giuro, è come un’epidemia ahah. Ma la cosa che capisco di meno è il continuo spam su Twitter. Ho la tl PIENA di persone che pregano i followers o chicchessia di fargli domande su CC a TuTtE lE oRe. Mi rendo perfettamente conto, dalla prospettiva di un adolescente, che è estate e la noia galoppa; CC è un riempitivo come un altro e può essere un modo divertente per restare o entrare in contatto con le persone. Quello che mi turba è vedere che a volte dopo 2 minuti -ve lo giuro, 2MINUTI CRISTODDIO, l’ho visto con i miei occhi- la persona che ha postato il link chiedendo di essere cagata su CC, riposta di nuovo lamentandosi di non essere cagata. Mi sale l’ansia solo a pensarci. Credo sia perché non è il genere di cose che io farei; del resto non ho interesse a scambiare messaggi con qualcuno in quella modalità. E non mi sto elevando su un piedistallo mentre lo affermo. È solo un dato di fatto. Sono curiosa di vedere se la situazione cambierà adesso che ricominciano le scuole e molti di quelli che seguo saranno impegnati.
Altra cosa che sto notando molto è la facilità (e velocità, aggiungerei) con cui le persone dimostrano affetto le une verso le altre. È tutta una profusione di ILY, cuoricini, ti amo ecc. E io.. boh. La mia faccia è tipo questa:
suga t face
[E sì, vi do il via libera per accusarmi di essere una vecchia cinica di merda]
Che poi il punto non è nemmeno questo -anch’io uso le emoticon a cuore- il punto è che sembrano tutti amici di tutti?? Non so come dire, sono tutti potenzialmente dei nuovi amici o persone da stannare. E per carità di dio, sono contentissima che circolino belle parole, ci si dica belle cose e ci si faccia sostegno così!! il web è già troppo intriso di cattiveria e persone ignoranti che sputano cattiveria al riparo di un anonimo. È che la cosa mi sembra un po’… forzata?? Probabilmente io la percepisco così perché sono appunto vecchia e cinica e l’entusiasmo tipico dell’adolescente l’ho perso da molto.
Insomma in definitiva, vuoi perché non faccio parte della stessa generazione, vuoi perché ho un carattere di merda parecchio strano, certi atteggiamenti mi fanno cringe e li comprendo poco. In ogni caso non li condanno.